T&P Magazine

A cura di Giorgio Molteni e Antonio Cazzella

Con sentenza n. 3643 del 7 febbraio 2019 la Suprema Corte ha confermato che la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce un importante elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di illustrare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistenza responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione. Per tale ragione, la sentenza di applicazione della pena patteggiata, pur non potendosi configurare come sentenza di condanna, presupponendo pur sempre un’ammissione di colpevolezza, esonera la controparte dall’onere della prova. In particolare, la Suprema Corte ha precisato che, in base al principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico, cui almeno in astratto tendono le previsioni del diritto positivo, per lo stesso fatto possono ammettersi, pur nell’autonomia dei relativi giudizi, differenti e contrastanti decisioni giudiziali soltanto alla stregua di valide giustificazioni, adeguatamente argomentate.

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