T&P Magazine

Rilevanza disciplinare delle offese via chat da parte del dipendente

A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella


Con sentenza n. 21965 del 10 settembre 2018 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un dipendente che aveva rivolto offese all’amministratore delegato, nell’ambito di una chat su Facebook, composta da iscritti ad una determinata sigla sindacale; il contenuto dei messaggi era stato divulgato da un componente della chat. La Suprema Corte ha evidenziato che, ove una comunicazione con più persone avvenga in un ambito privato, cioè all’interno di una cerchia di persone determinate, si impone l’esigenza di tutela della libertà e della segretezza della corrispondenza, garantita dall’art. 15 Cost. come espressione della più ampia libertà di comunicare liberamente con soggetti predeterminati e, conseguentemente, come pretesa che soggetti diversi dai destinatari, selezionati dal mittente, non prendano illegittimamente conoscenza del contenuto di una comunicazione.

 

 

 

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