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Controlli mediante agenzia investigativa e diritto alla privacy

Controlli mediante agenzia investigativa e diritto alla privacy

A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella

Con sentenza n. 17723 del 18 luglio 2017 la Suprema Corte ha confermato la legittimità dei controlli difensivi svolti mediante il supporto di un’agenzia investigativa. Nel caso di specie, il dipendente aveva eccepito la violazione dell’art. 4 Stat. Lav. e degli artt. 11, 24 e 26 della legge sulla privacy, ritenendo eccessivamente invasivi i controlli effettuati e, quindi, l’inutilizzabilità dei dati raccolti ai fini della contestazione disciplinare.

La Suprema Corte ha rilevato che il controllo dell’agenzia investigativa, protrattosi per 20 giorni, non eccedeva i principi di adeguatezza e di proporzionalità; inoltre, non era stato dimostrato che l’agenzia avesse effettuato domande sulla vita privata del dipendente, né – tantomeno – i soggetti nei cui confronti sarebbero state effettuate tali domande.

Per tali ragioni, il motivo di ricorso formulato dal dipendente, pur svolgendo in generale, come rilevato dalla Suprema Corte, apprezzabili censure in punto di diritto, non è stato accolto, ma è stata, comunque, rilevata l’erroneità della statuizione della corte di merito, secondo cui la violazione della privacy del dipendente, da parte dell’agenzia investigativa, avrebbe potuto eventualmente determinare solo il diritto al risarcimento del danno.

 

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