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T&P Magazine

Riders: e se il datore di lavoro diventasse un robot?

Tribunale di Palermo 24 novembre 2020 n. 3570

Commento a cura di Tommaso Targa

Il Tribunale di Palermo, con la sentenza in commento, ha motivato la riqualificazione del rapporto con un rider alla luce di un articolato ragionamento, che richiama recenti pronunce della giurisprudenza internazionale e nazionale (caso Foodora):

a) la società che gestisce la app non può essere considerata un mero intermediario, essendo invece gestore di un servizio di trasporto per conto terzi, con responsabilità diretta nei confronti del committente;

b) la qualificazione del rapporto di lavoro non può limitarsi al grado di autonomia del rider nel decidere se accettare o meno la chiamata (pur trattandosi di un elemento rilevante), dovendosi esaminare anche le modalità della prestazione dopo che la chiamata è stata accettata (in questo senso, la sentenza fa riferimento ad un concetto di “eterodirezione attenuata” mutuato dalla giurisprudenza più recente in materia di riqualificazione del rapporto);

c) il funzionamento dell'algoritmo che distribuisce le chiamate costituisce un elemento importante, se non decisivo, di valutazione per le dinamiche che si determinano in concreto. Ciò che sembrava fantascienza sta diventando realtà: un algoritmo esercita il potere conformativo datoriale.


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