A cura di Teresa Cofano


Divieto di frazionamento della domanda

(Cassazione civile, 30/06/2021, n.18563)

Le domande relative a diritti di credito analoghi per oggetto e per titolo, in quanto fondati su analoghi, seppur diversi, fatti costitutivi, non possono essere proposte in giudizi diversi quando i relativi fatti costitutivi si inscrivano nell'ambito di una relazione unitaria tra le parti, anche di mero fatto, caratterizzante la concreta vicenda da cui deriva la controversia. Tale divieto processuale non opera quando l'attore abbia un interesse oggettivo, il cui accertamento compete al giudice di merito, ad azionare in giudizio solo uno, o solo alcuni, dei crediti sorti nell'ambito della suddetta relazione unitaria le parti. La violazione dell'enunciato divieto processuale è sanzionata con l'improponibilità della domanda, ferma restando la possibilità di riproporre in giudizio la domanda medesima, in cumulo oggettivo, ai sensi dell'art. 104 c.p.c., con tutte le altre domande relative agli analoghi crediti sorti nell'ambito della menzionata relazione unitaria tra le parti.


Diligenza e responsabilità della Banca nell’identificazione del prenditore di assegno non trasferibile

(Cassazione civile, 22/06/2021, n.17769)

L'osservanza dell'obbligo di diligenza della banca, ai fini della valutazione della sua responsabilità nell'identificazione del prenditore dell'assegno non trasferibile, non può essere accertata sulla base di parametri rigidi e predeterminati, ma va verificata in relazione alle cautele suggerite dalle circostanze del caso concreto) e di tali accertamenti deve essere dato conto in motivazione. La responsabilità del banchiere si configura, in particolare, solo ove l'eventuale alterazione o falsificazione sia verificabile con la diligenza richiesta al bancario medio, e sia cioè riscontrabile ictu oculi.


Debiti e privacy

(Cassazione civile, 02/07/2021, n.18783)

In tema di trattamento dei dati personali, di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, integra una violazione del diritto alla riservatezza e dell'art. 11 del cit. Cod. Privacy, il comportamento di un creditore il quale, nell'ambito dell'attività di recupero credito, svolta direttamente ovvero avvalendosi di un incaricato, comunichi a terzi (familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa), piuttosto che al debitore, le informazioni, i dati e le notizie relative all'inadempimento nel quale questo versi oppure utilizzi modalità che palesino a osservatori esterni il contenuto della comunicazione senza rispettare il dovere di circoscrivere la comunicazione, diretta al debitore, ai dati strettamente necessari all'attività recuperatoria.


Condominio

(Cassazione civile sez. II, 20/08/2021, n.23254)

L'assemblea di condominio, nell'esercizio dei poteri di gestione di cui all'art. 1135 c.c., può validamente autorizzare l'amministratore a stipulare una polizza assicurativa per la tutela legale, volta a coprire le spese processuali per tutte le azioni concernenti le parti comuni dell'edificio, promosse da o nei confronti del condominio, al fine di evitare pregiudizi economici ai condomini. Le spese derivanti dalla conclusione della polizza assicurativa vanno ripartite nei rapporti interni tra i singoli condomini ai sensi dell'art. 1123 c.c.


Liquidazione coatta amministrativa di Compagnia di Assicurazioni – credito professionale del legale

(Cassazione civile sez. I, 12/08/2021, n.22836)

Nell'ambito del procedimento di accertamento del passivo in una procedura di liquidazione coatta amministrativa di una compagnia di assicurazione operante nel 'ramo danni', il credito professionale dell'avvocato fiduciario della compagnia stessa per prestazioni svolte per la gestione dei sinistri costituisce uno degli elementi di costo complessivo dei sinistri medesimi che devono rientrare negli accantonamenti prudenziali previsti dall'art. 37 d.lg. 209/2005, ma non gode della soddisfazione prioritaria prevista dall'art. 258, commi 1 e 4 d.lg. 209/2005 in favore del professionista medesimo.


Estinzione della Società

(Cassazione civile sez. un., 30/07/2021, n.21970)

La fusione per incorporazione estingue la società incorporata, la quale non può dunque iniziare un giudizio in persona del suo ex amministratore, avendo facoltà della società incorporante di spiegare intervento in corso di causa, ai sensi dell'art. 105 c.p.c., nel rispetto delle regole che lo disciplinano.


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