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Sussiste la giusta causa di licenziamento se il lavoratore consuma cibi e bevande di proprietà dell'azienda, a prescindere dal loro valore

Sussiste la giusta causa di licenziamento se il lavoratore consuma cibi e bevande di proprietà dell'azienda, a prescindere dal loro valore

Salvatore Trifirò, Francesco Chiarelli, Giampaolo Tagliagambe e Tommaso Targa

 

Tribunale di Bologna, sentenza 10 febbraio 2017

In ipotesi di licenziamento per giusta causa motivato dall'abusivo impossessamento di beni aziendali da parte di un dipendente, ai fini della valutazione della proporzionalità tra il fatto addebitato e il recesso viene in considerazione non l'assenza o la speciale tenuità del danno patrimoniale, ma la ripercussione sul rapporto di una condotta suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento, in quanto sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti.

Nel caso di specie, il lavoratore, dipendente di un esercizio commerciale, è stato licenziato per aver fatto consumo personale sul luogo di lavoro di alimenti (cibi e bevande commercializzate dall'azienda).

Il giudice ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa, a prescindere dal valore della merce, sottolineando i seguenti aspetti emersi in sede istruttoria:

1) i testi hanno riferito che il lavoratore non era nuovo a comportamenti simili a quelli che hanno motivato il licenziamento. Tali comportamenti, non essendo mai stati contestati in precedenza, non rilevano ai fini della recidiva, ma possono essere considerati sotto il profilo della particolare intensità dell'elemento soggettivo dell'illecito;

2) sia nell'ambito del procedimento disciplinare che in giudizio, il lavoratore ha negato i fatti contestati anziché ammetterli, contro l'evidenza delle prove. Anche sotto questo profilo, la circostanza rileva sotto il profilo dell'elemento soggettivo; 3) essendo assistente responsabile di un reparto, il lavoratore ha dato un esempio negativo ai dipendenti a lui gerarchicamente sotto ordinati.

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